venerdì 10 ottobre 2014

DUE PASSI SONO

VIE Festival
Modena, Teatro delle Passioni
Sabato 18 ottobre, ore 23
Domenica 19 ottobre, ore 20

Due passi sono
di Carullo-Minasi

regia, testi ed interpretazione di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
scene e costumi Cinzia Muscolino
disegno luci Roberto Bonaventura
aiuto regia Roberto Bitto
produzione Carullo-Minasi e Il Castello di Sancio Panza



"...Essi si sarebbero svegliati e si sarebbero affrettati a baciarsi l'un l'altro,
affrettandosi ad amare, avendo coscienza che i giorni sono brevi,
che era tutto quello che rimaneva loro.
Si sarebbero affrettati ad amare
per spegnere la grande tristezza che era nei loro cuori (...)"
F. Dostoevskij


Spettacolo vincitore del Premio Scenario per Ustica 2011, del Premio In-Box 2012 e del Premio Internazionale T. Pomodoro 2013, “DUE PASSI SONO” di Carullo-Minasi arriva a VIE Festival a Modena dove sarà in scena il 18 e 19 ottobre al Teatro delle Passioni.

Due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto, dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, alla stregua dell’immaginario dei bimbi in fase febbricitante. Attraversano le sezioni della loro tenera e terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi in una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” - nonostante le gambe molli - aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non è più necessario sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia, i limiti dello stare.
Immagine-cripta sacra, surreale e festosa, quella del loro matrimonio, dove come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia.

Vogliamo, tra le righe della poesia – scrivono - farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni. Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita. Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate, paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova Bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore.



Spettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2011, per l’impegno civile
Laddove la quotidianità ha preso le sembianze della patologia, due piccoli giganti combattono una dolce e buffa battaglia per imparare a non fuggire dalla vita, usando le armi della poesia e dell’autoironia. Ma la struggente consapevolezza del limite, anzichè spegnere desideri e speranze, diventa per loro il grimaldello con cui forzare la porta del futuro. Libertà è uscire dalla gabbia dorata di bugie protettive che impediscono di spiccare il volo a un’intera generazione. Due passi sono per varcare quella soglia: si chiamano amore e dignità, guadagnati sul campo da un Romeo e Giulietta in miniatura, che non hanno paura di dormire per finta e sognare per davvero quella vita a lieto fine di chi, suo malgrado, ha assaggiato la morte (Motivazione della Giuria).

Spettacolo vincitore Premio In-Box 2012, per la circuitazione del nuovo teatro
Per la capacità di affrontare il tema della ricerca della felicità con un linguaggio al tempo stesso personale e universale, contemporaneo e popolare, in cui s’intrecciano fragilità e cinismo, determinazione, ironia e autoironia, disillusione e sogno, desiderio e commozione. Per la grazia surreale dei due interpreti, che anima la drammaturgia e la messa in scena con essenzialità e una mimica che a tratti lambisce la coreografia; per aver immaginato un luogo i cui limiti angusti sono costruiti solo per essere superati, mostrando la bellezza di ogni fuori (Motivazione della Giuria).

Spettacolo Vincitore Premio Il Teatro Nudo di Teresa Pomodoro 2013
La Giuria Internazionale presieduta da Livia Pomodoro, composta da Eugenio Barba, Lev Dodin, Frédéric Flamand, Jonathan Mills, LLuis Pasqual e Luca Ronconi assegna il terzo premio alla Compagnia Carullo-Minasi (unica compagnia italiana tra le premiate).




DUE PASSI SONO
di Carullo-Minasi
regia, testi ed interpretazione di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
scene e costumi Cinzia Muscolino
disegno luci Roberto Bonaventura
aiuto regia Roberto Bitto
produzione Carullo-Minasi e Il Castello di Sancio Panza

Modena, Teatro delle Passioni
VIE Festival
Sabato 18 ottobre, ore 23
Domenica 19 ottobre, ore 20

http://www.viefestivalmodena.com/

link trailer







Estratti stampa
Non è facile oggi scrivere storie non banali sulla coppia e sulle relazioni amorose. Carullo-Minsai ci provano, con senso del tragico e del grottesco.
Anna Bandettini, La Repubblica, aprile 2014


Tutto è minuscolo in questo spettacolo, tutto è delicate, fragile, fonte di indicibile tenerezza. […] Ciò che colpisce è la cadenza emotiva della coppia. […] ‘Due passi sono’ ha vinto giustamente un sacco di premi e può girare l’Italia.
Franco Cordelli, Corriere della Sera, aprile 2014

Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi sono la personificazione di una poesia imbarazzante (e tenera, e all'occasione caustica) che si fa malattia del vivere e coscienza di ogni finale di partita insita nelle coppie umane e al limite del disumano. La compagnia Carullo-Minasi va spiata in qualunque minima espressione di un minimalismo petulante e divertente che non ha uguali. Non perdeteli. Diciamo davvero.
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica, novembre 2012

Un rapporto di apparente normalità tra un uomo e una donna minuscoli (Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi), che dal cicaleccio ossessivo di un linguaggio di coppia, elaborano una lingua tra Sicilia e Calabria, in cui va a consumarsi l’insostenibile malattia dei rapporti. Divertenti quanto acidi. Con una consapevolezza che manca a tanto altro teatro.
Gianfranco Capitta, Il manifesto, 2011

Travolge con la sua delicata comicità il lavoro dei messinesi Giuseppe Carullo e Cristina Minasi. Un uomo e una donna, molto piccoli, stanno abbarbicati a due sedie, in una stanza segnata da un pavimento a scacchi molto ristretta. Anche per loro il nutrimento è fondamentale: ma tutti i sapori e le sostanze arrivano tramite pillole e non bisogna toccarsi per evitare infezioni e non si può uscire nel mondo minaccioso. Qui, a differenza degli altri lavori visti, domina il dialogo serrato, con tempi teatralissimi, pause, battute a ripetizione, in un vorticare che guarda al teatro dell’assurdo attenendosi a un realismo paradossale.
E' la nostra stessa ansiogena realtà a essere esasperata, la paura come legge di vita, la rinuncia al sogno. Ma alla fine il sentimento, l’amore, in modo smaccato, assolutamente consolatorio, da classico happy end al quale credere sino a un certo punto, porterà a fare il grande passo e a sfidare il muro di buio. Per andare a capire quanto il mare da vicino sia diverso, più vivo di movimento e odori che a guardarlo dalla finestra di una stanza. E così il mondo: più bello da attraversare con un frusciante bianco abito da sposa. Questo lavoro coinvolge ed entusiasma il pubblico...
Massimo Marino, corrieredibologna.it, 2011


Il mio preferito, lo dichiaro senza mezzi termini, è stato però l'irresistibile Due passi sono dei messinesi Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, vincitori del premio Scenario per Ustica: i due giovanissimi attori traducono una densa esperienza personale in una scrittura stralunata, dal taglio vagamente beckettiano (ma un Beckett “quotidianizzato”, filtrato attraverso l'impronta dei loro concittadini Scimone e Sframeli). In uno spazio miniaturizzato, dominato da una pianta di plastica che si allunga a dismisura nel suo vaso, i due - bizzarramente sproporzionati, ridotti a puntigliosi adulti-bambini – siedono rigidi, si toccano solo con guanti di lattice, non parlano che di cibi vietati o permessi, si interrogano maniacalmente sul senso delle parole, e sognano di sfuggire a un'invisibile gabbia per raggiungere un vicinissimo ma inaccessibile altrove.
Soltanto nel toccante finale si comprende l'enorme sforzo di entrambi per riconquistare una piena libertà dei sentimenti. E loro, fra ironia e tenerezza, sono bravissimi a mantenere questo clima sospeso, allusivo, mescolando un estro allucinato a una totale verità umana.
Renato Palazzi, myword.it, 2011




Compagnia Carullo-Minasi
Con lo spettacolo “Due passi sono” scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, la coppia sancisce il proprio ufficiale connubio teatrale e vince Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012 e Premio Teresa Pomodoro 2013. Il testo dello spettacolo è stato pubblicato dalla Casa Editrice Caracò (Napoli-Bologna).
Con il monologo “Conferenza tragicheffimera - sui concetti ingannevoli dell’arte” di e con Cristiana Minasi, in coregia con Domenico Cucinotta, la compagnia vince il Premio di Produzione E45 Napoli Fringe Festival 2013, con debutto presso il Museo Madre di Napoli, per il Napoli Teatro Festival. Lo spettacolo vince anche Bando Collinarea 2013 (Lari e Pontedera) e, in una prima forma di studio, era già stato finalista al Premio Dodici Donne 2010 (Atcl) e performance selezionata dal Gai per Gemine Muse 2009. L’opera è monologo/manifesto d’ARTE che, partendo da “La situazione dell’artista” di T.Kantor, interseca e rielabora i testi di Craig, Diderot e dello Ione di Platone.
Con l’ultimo spettacolo “T/Empio, critica della ragion giusta” - libera reinterpretazione dell’Eutifrone di Platone - dagli stessi scritto, diretto ed interpretato, la compagnia si aggiudica la vittoria ai Teatri del Sacro 2013 (Lu) e vince anche il Bando Trasparenze 2013 (Mo) oltre ad essere finalista al Bando Ne(x)twork 2013 per il Teatro dell’Orologio di Roma e Kilowatt Festival di Sansepolcro.
I tre spettacoli chiudono la “Trilogia sul tema del Limite”, risorsa drammaturgico creativa per la definizione di qualsivoglia atto d’arte, nella sua natura prima d’atto politico-democratico, in tal senso proponendosi quale cifra stilistica della Compagnia. Le tre opere, ciascuna in maniera diversa, si propongono - in forza del lungo percorso di studi sulla struttura ludica e il metodo maieutico intrapresi con il Maestro A. Vassiliev - quale analisi, rielaborazione e riscrittura dei dialoghi di Platone, in particolare del Simposio, dello Ione e dell’Eutifrone, per affrontare con responsabilità i grandi temi dell’Amore, dell’Arte e del Sacro.

Cristiana Minasi, allieva de “L’isola della Pedagogia” 2010/2013, scuola internazionale di Alta
pedagogia della scena per la formazione dei nuovi pedagoghi, progetto diretto da Anatolij Vasiliev e vincitore Premio Speciale Ubu 2012. Collabora, quale pedagoga, con le Accademie Nazionali di Teatro per la conduzione del laboratorio “L’attore e l’oggetto: prove semiserie d’attore/autore”. Lavora e si forma con Domenico Cucinotta, Alessio Bergamo, Emma Dante; Norberto Presta, Sabine Uitz; Cristina Castrillo; Raquel Scotti Hirson e Jesser De Souza (Lume Teatro, Brasil); Tino Caspanello; Andrè Casaca; Paco Gonzales (Floez-Germania); Ian Algie; Andrea Kaemmerle; e gli Oucloupò della scuola del clown clandestino di Pierre Byland di Lugano. Laureata in Giurisprudenza con lode, pubblica la propria tesi in Teoria Generale del diritto dal titolo “Il Soggetto alla Ribalta” ove sperimentalmente relaziona i temi dell’interpretazione giuridica e dell’improvvisazione teatrale. Specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica nello specifico settore dei minori e della famiglia, pone le basi per un’approfondita analisi dei temi della libertà e dignità, dell’integrazione sociale e migliore valorizzazione della diversità dedicandosi alle giovani generazioni, con particolare riguardo ai minori devianti, con il progetto di laboratorio teatrale “LegORIZZONTI".

Giuseppe Carullo, frequenta dal 2000 la Scuola di Teatro Teatès di Palermo, diretta da Michele Perriera, tra i fondatori del “Gruppo 63”. E’ tra gli interpreti di: Ha riconosciuto il pettine di Gianfranco Perriera. Segue, dal 2003, la scuola dell’E.A.R. Teatro Vittorio Emanuele, Teatro Stabile di Messina, diretta da Donato Castellaneta attore della compagnia di Leo De Berardinis e da Maurizio Marchetti. Nel 2004 collabora con la Compagnia Il Castello di Sancio Panza diretta da Roberto Bonaventura e Monia Alfieri, partecipando a molteplici spettacoli tra cui: Le mosche; Colapesce; Metamorphoseon XI, Metamorfosi 74, Microzoi, L’altro Regno. E’ nello spettacolo L’albero della compagnia del Teatro dei Naviganti. Fondamentali gli incontri con Anton Milenin ed Emma Dante. Comincia a collaborare e conoscere Cristiana Minasi, essendo entrambi attori nel 2009 in Euphorìa di Adele Tirante -spettacolo segnalato ai Teatri del Sacro 2009 Lucca (Eti e Federgat)- e in Fragile scritto e diretto da Tino Caspanello.

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